1 ottobre 2009 di midomando
Italia 1925.“La stampa più libera del mondo intero è la stampa italiana. Il giornalismo italiano è libero perché esercita funzioni di propulsione al regime. ..In un regime autoritario la stampa non può essere estranea a questa unità.”. Parole di Mussolini. Al giornale “Il Corriere della sera”, reo di aver cambiato le proprie idee sul fascismo, viene sostituito il direttore. La Stampa di Torino segue lo stesso destino e la sua dirigenza cambia padrone. Anche il Mattino di Napoli cambia. Chi sono i nuovi padroni ? Industriali ovviamente. Sono gli industriali che hanno fatto un patto di alleanza con il Fascismo ed ora siedono ai banchi del Gran Consiglio, si occupano direttamente dei programmi economici ed in cambio sostengono il governo con l’apporto dei giornali da loro guidati. L’informazione è ormai inbavagliata ma non basta al Governo fascista. Nessun quotidiano, settimanale ma neanche un semplice libro possono essere pubblicati se non autorizzati da un responsabile che sia diretta emanazione del Governo.Vengono istituiti gli ordini dei giornalisti propio in questo periodo : nessuno può dare notizia alcuna se non è ufficialmente riconosciuto dal potere. Secondo Mussolini “ottenere ed organizzare il consenso” da parte delle masse era il più importante obiettivo che un dittatore deve porsi. Mussolini aveva ragione ed ancora prima di lui aveva ragione l’autore del libro ”Psicologia delle folle”. Gestire totalmente quindi gli strumenti del consenso, i giornali, diventa quindi obiettivo primario per ogni regime autoritario. Parole d’ordine per organizzare il consenso sono :“ Fiducia nell’avvenire” , “Ottimismo”, “Abolizione della cronaca e risalto alle notizie leggere di intrattenimento”. E più l’opera di convincimento sarà approfondita e più l’instaurazione del regime avverrà in maniera soft. Così, tanto per ricordare e capire..
Donatella
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28 settembre 2009 di midomando

Il gabbiano in navigazione
Lo vidi per la prima volta appollaiato sul mio gommoncino. A dir la verità non destò in me ed in mio marito grande simpatia: gli escrementi depositati sui tender legati alle imbarcazioni, non depongono a favore dei gabbiani. Nonostante la nostra iniziale irritazione, da quel giorno prese l’abitudine di arrivare all’ora di pranzo e rimanere accanto alla barca fino a sera. Puntuale si presentava con qualche pesce in bocca, si accomodava sul gommone o su una crocetta della barca e rimaneva con gli occhi fissi sul mare. Non ci guardava mai direttamente ma, una volta che arrivammo tardi all’appuntamento del pranzo lo trovammo ad aspettarci: volteggiava impaziente sulle altre barche a vela ed appena arrivammo scese giù in picchiata sul gommoncino per poi appollaiarsi come sua abitudine. Iniziammo a studiare le sue mosse mio marito ed io. Era solo, pescava da solo e non si recava mai come gli altri gabbiani a mangiare alla discarica vicina. Non credo fosse giovane perché rimaneva a riposare sul nostro gommone più degli altri suoi simili e poi, non saprei ma.. anche lui aveva negli occhi un passato. Che strano ! Non c’era alcun rapporto tra di noi ma ci capivamo. Giunse il momento per noi di fare la lunga traversata per tornare a casa e lui decise di seguirci. Era emozionante vederlo sul gommone o sulla crocetta della barca fermo a fissare la direzione della rotta. Ancora più affascinante quando decideva di andare a pesca : con un movimento elegante apriva le ali, si librava nel vento e poi volava tranquillo parallelo alla barca. Un volteggio, un tuffo e tornava con la sua preda. E’ stata una esperienza bellissima per noi : quell’essere silenzioso era in grado di farci capire la grandezza e l’armonia della natura. D’altra parte lui ci aveva scelto come amici, come compagni di viaggio e di questo eravamo ulteriormente felici. Poi, alla sera del secondo giorno comparve la terra : eravamo arrivati. Il gabbiano come al suo solito aprì le ali, iniziò a volare e, fatto strano, dopo un volteggio attorno alla barca, si slanciò in una folle corsa a pelo d’acqua. Si allontanò fino a diventare un punto all’orizzonte e poi ricomparve, si avvicinò sempre a velocità pazzesca, rasente la superficie del mare e ..si tuffò. “Ha pescato ! Ora ricompare !” urlammo noi ma.. no. Capimmo. Forse anche i gabbiani odiano la solitudine nel loro ultimo viaggio.
Donatella
Tag: Solitudine
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